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Le compagnie sono contrarie all'intenzione dell'Isvap, il regolatore del settore, di porre argini alla pratica di effettuare riduzioni ad hoc, per certe zone o segmenti di clientela, sulle tariffe praticate nella assicurazione obbligatoria. «Se non possiamo fare sconti – ha tuonato il presidente dell'Ania (Fabio Cerchiai) al convegno annuale della Rib che si è svolto nei giorni scorsi a Cap Ferrat – il sistema non è concorrenziale, si torna alle tariffe amministrate».
Le compagnie applicano alla lettera, una volta tanto, la disposizione del decreto Bersani del 2006 che vieta di limitare «prezzi minimi o sconti massimi» alle imprese. Ma l'authority di vigilanza è preoccupata per il fatto che il sistema degli sconti possa rendere del tutto inutile la pubblicazione di tariffe ufficiali, mentre sta facendo ogni sforzo per spingere i consumatori a confrontare quelle quotazioni promuovendo una maggiore competizione. Proprio in queste settimane l'Isvap sta completando il progetto del "preventivatore unico", un motore di ricerca telematico che consentirà agli automobilisti di trovare rapidamente su Internet la tariffa più economica alle loro esigenze (attualmente la dispersione tariffaria per singola classe di premio può arrivare al 50%). Ma che senso ha - si domandano all'istituto - approntare un sistema tanto complesso e costoso se poi i prezzi effettivi del servizio assicurativo sono sensibilmente diversi da quelli esposti. E si propone pertanto – sta per redigere un regolamento attuativo del decreto Bersani – di introdurre norme di comportamento vincolanti per gli operatori. Le compagnie usano gli sconti come strumento di flessibilità concorrenziale. Poiché i tempi necessari per cambiare le tariffe non sono inferiori a 3-4 mesi, la pratica degli sconti - può comportare un prezzo inferiore fino al 20-30% del valore tabellare del servizio assicurativo – è il mezzo con il quale le imprese cercano di ottimizzare il loro portafoglio giorno per giorno, incrementando la raccolta dove ritengono di essere sottodimensionati o invece riducendola in caso di esposizione eccessiva. Una volta tanto gli assicuratori hanno per alleato l'Antitrust. Nel suo parere sui decreti Bersani e, in particolare, sul "preventivatore" la commissione per la tutela della concorrenza, nel 2006, giudicò «negativamente l'eccessiva trasparenza del mercato per i suoi possibili effetti anticoncorrenziali». Poiché suscettibile di innescare pratiche collusive. E pochi mesi più tardi, nel provvedimento sull'integrazione Generali-Toro, lo stesso garante sottolineò che un'interpretazione riduttiva del decreto sugli sconti avrebbe ulteriormente aumentato il livello di trasparenza, con pericoli annessi. «Credo sia opportuno – ha detto ieri il direttore generale dell'Ania Gianpaolo Galli – che sulla questione sia sentita l'opinione dell'Antitrust». Nella speranza, neppure tanto nascosta, che questa volta sarà l'Isvap e non le compagnie a vedersela con l'authority di Antonio Catricalà. da ilSole24Ore del 3/11/07 |