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Parte lo sgravio Irap che dal 1° luglio renderà più competitive le imprese, abbassando il costo del lavoro. Per decreto-legge il consiglio dei ministri ieri ha dato via libera al taglio del cuneo fiscale, elemento chiave della manovra economica 2007. Le obiezioni della Commissione europea saranno soddisfatte pro forma: il provvedimento è esteso anche alle banche e alle assicurazioni, le quali non ci guadagneranno nulla perché saranno colpite da aggravi di uguale importo, da precisare entro 2 mesi.
«Mi fa piacere, è un segno importante per le imprese» commenta il presidente della Confindustria Luca Cordero di Montezemolo: «Dò atto al presidente Prodi che sin dal primo giorno si era espresso in tal senso. L’impegno è stato rispettato». Il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco invita «la imprese a fare buon uso» di questo sgravio, perché si tratta di «un sacco di soldi»: 2,5 miliardi di euro nel secondo semestre 2007, 5 miliardi all’anno a regime.
«L’economia italiana dà buoni segnali ma deve essere ancora sospinta per agganciare i ritmi europei - dice il ministro dello Sviluppo Pierluigi Bersani - perciò contiamo che questo decremento imponente di tassazione, tre punti medi di costo del lavoro, possa dare un incoraggiamento al settore privato a fare fino in fondo la sua parte». Nei calcoli della Banca d’Italia, tuttavia, lo sgravio è di circa 2,5 punti.
Non è un caso che il governo si sia mosso proprio alla vigilia dell’assemblea annuale della Confindustria, riunendosi di mercoledì anziché, come al solito, di venerdì. Si doveva comunque fare in fretta, perché il termine per pagare l’acconto Irap scade il 18 giugno, e occorreva chiarire subito la norma di sgravio già contenuta nella legge finanziaria 2007.
Su banche e assicurazioni in consiglio dei ministri c’è stata, una discussione animata. Bruxelles ha detto che è contrario alle normative europee escluderle dai benefici (il ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino nota l’«aspetto paradossale» e invita i colleghi di governo d’ora in poi a informarsi prima). Era abbastanza scontato che a questi due settori si sarebbe dato con una mano e tolto con l’altra, per non addossare nuovi oneri la bilancio dello Stato; ma l’ala sinistra della maggioranza ha voluto segnare un punto sul come.
«Non un soldo di più alle banche» hanno detto il ministro dell’Università Fabio Mussi, leader della neonata Sinistra democratica, il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione, il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, dei Verdi. In una prima fase, si era pensato di sottoporre banche e assicurazioni ai contributi per la cassa integrazione, ma questo avrebbe comportato un onere anche per i lavoratori; il testo entrato in consiglio conteneva una formula diversa, più vaga, che però non è ugualmente piaciuta alla sinistra.
Il testo uscito da palazzo Chigi stabilisce «nero su bianco» sostiene Ferrero, che «lo Stato non darà un euro a questi due settori che di soldi ne hanno già troppi». Il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta lo spiega così: per pagare il costo dell’estensione a banche e assicurazioni, circa 400 milioni di euro a regime, entro 60 giorni saranno individuati «idonei mezzi di copertura all’interno degli stessi settori». L’Associazione bancaria e l’Ania hanno reagito in modo blando, perché un do ut des se lo aspettavano: invitano il governo ad evitare «interventi discriminatori» che di nuovo violerebbero le norme europee.
STEFANO LEPRI ROMA
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